Il tartufo, il farro, lo zafferano. E adesso anche gli "strascinati" di Monteleone di Spoleto che entrano a pieno titolo nella cucina tradizionale italiana.
A dimostrazione di quanto la Valnerina si stia sempre più caratterizzando per la sua gastronomia. D'altra parte, quella umbra e soprattutto quella che interessa la Valnerina è una cucina fortemente locale anche perché richiede i genuini prodotti della sua terra per lo più non esportabili sia per ragioni quantitative, che per la loro stessa genuinità e perché solo una cultura che si tramanda di generazione in generazione consente tanto impegno e tanto ardire nella preparazione non solo delle pietanze delle grandi occasioni ma anche nella preparazione del cibo quotidiano, semplice e improntato alla massima parsimonia che dà sempre risultati di grande qualità.
In particolare gli strascinati sono una rielaborazione più arricchita dei tradizionali "penchi", pasta povera della cucina monteleonese, ma la loro storia è avvolta in una leggenda.
Si narra infatti che i condottieri di ventura Paolo e Camillo Vitelli invasero, nel lontano 1494, la terra di Monteleone.
Un giorno i due fratelli stanchi ed affamati si trovarono alla porta del castello di Vetranola, dove chiesero cibo e ristoro: arroganti e presuntuosi presero in ostaggio tutti gli uomini e ordinarono alle donne di imbandire la mensa e di servirli.
Le donne mosse dal rancore per l'oltraggio subito prepararono per gli invasori un misero piatto, i penchi, una pasta fatta con acqua e farina, ma i Vitelli adirati per l'incauto comportamento montarono su tutte le furie ed ordinarono che tutti i prigionieri venissero attaccati ai cavalli per essere trascinati intorno al castello fino a morte.
A nulla valsero le preghiere ed i pianti delle donne, solo l'ardimentosa proposta di una bella fantesca riuscì ad evitare la rappresaglia, la fanciulla mutò i dispregiati penchi in una pietanza molto più gustosa, aggiungendovi uova, guanciale, salsicce, pecorino ed un pizzico di pepe.
I condottieri e la loro scorta gustarono a pieno tale bontà, tanto che placati e satolli ripresero la via di Napoli, senza fare danno ad alcuno.
In ricordo di questa vicenda questo piatto venne chiamato "strascinati". Ogni anno per valorizzare tale prelibatezza la Proloco di Monteleone di Spoleto, con il patrocinio del Comune e la partecipazione di alcune volenterose donne monteleonesi organizza il 16 agosto per le vie del borgo una sagra a loro dedicata e tale manifestazione proprio quest'anno festeggerà le nozze d'argento.
Dalla felice improvvisazione di una giovane monteleonese innamorata è nato questo tipico piatto il cui condimento aggiuntivo a base di guanciale e uova costituiva il nutrimento prediletto dei carbonari, che si trattenevano per lunghi periodi fuori da casa per preparare combustibile fossile nelle carbonaie, di cui ancora si vede traccia in molti boschi umbri.
Con il tempo l'espressione alla carbonara è passata alla cucina laziale per indicare una tipica preparazione della pasta e non solo.
Ancora una volta il piccolo borgo umbro si fa portavoce di riti, leggende, e tradizioni e valorizzarle è un dovere collettivo.
Il ricco patrimonio storico-artistico e naturale di Monteleone viene gelosamente custodito dalla comunità locale che ne rende possibile la conoscenza attraverso le diverse manifestazioni tradizionali volte all'esaltazione della qualità dei prodotti tipici e alla scoperta di una cultura gastronomica unica, nella quale ogni piatto cela una sua storia.


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