"Si respira aria pulita, siamo liberi di lasciare le chiavi sulla porta di casa, perché c'è tutta gente onesta, i servizi ci sono anche se dobbiamo andare a Scheggino per esempio per lo sportello bancario, quindi è giusto risparmiare, la mia unica preoccupazione è che se venisse meno la figura dell'Amministrazione ci verrebbe a mancare il rapporto diretto che abbiamo con l'ordinamento politico, vivono con noi e per noi, sono presenti e molto attenti alle vicissitudini della comunità."Non è d'accordo Enzo Benedetti sul risparmio, anch'esso pensionato ed ex amministratore che evidenzia come Vallo si possa reggere da solo senza bisogno di alcuna unione:
"Abbiamo bisogno degli amministratori e del comune, loro hanno una conoscenza diretta del territorio, solo chi trascorre del tempo qui può capire le necessità che abbiamo, svolgono il loro mandato con passione e sono veramente legati alla propria terra da una forte identità."E questo lo sa bene Agnese Benedetti, ex sindaco ed ex presidente della Comunità Montana della Valnerina che ricorda quando alle 6 di mattina del 15 agosto di qualche anno fa, quando ancora vestiva i panni di amministratrice, dovette ospitare a casa un suo compaesano che era rimasto senza acqua e non poteva farsi la doccia.
"La pubblica amministrazione soprattutto nei piccoli comuni deve essere mantenuta, toglierla sarebbe un oltraggio alla democrazia, a Vallo di Nera gli assessori dirigevano i lavori per la ricostruzione, il Comune in occasione del giubileo ha realizzato la prima struttura alberghiera, e da lì poi diversi privati hanno deciso di investire in questo territorio aprendo diversi agriturismi ed io sono stata una di questi", cosi Agnese evidenzia l'importanza dell'istituzione comunale in realtà marginali e provocatoriamente aggiunge:
"Ce lo manteniamo da soli il nostro Comune."
Il decreto potrebbe provocare danni quasi psicologici alla popolazione di questo borgo che ha il timore di rivivere l'accorpamento che ha già vissuto con Meggiano-Piedipaterno nel lontano 1881. Quell'unione portò lo spostamento della sede del Comune da Vallo a Piedipaterno e tutt'ora negli occhi di coloro che rappresentano la memoria storica si legge la paura per un nuovo assetto istituzionale
Rita Procaccioli
Corriere dell'Umbria Lunedì 29 Agosto 2011


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